E’ senz’altro vero che la variante Omicron sta generando una evoluzione rapida e complessa della pandemia. Ed è ’ indubbio che la diffusione dei contagi impone azioni più rigorose e incisive, un crescente obbligo vaccinale, un assoluto rispetto delle norme di sicurezza, misure sanitarie ed economiche più efficaci.

Ma è assurdo che dopo quasi due anni la nostra ASL1 si faccia trovare così clamorosamente impreparata di fronte a una situazione che non può definirsi “emergenziale” (perché è in atto da tempo) e ampiamente prevedibile.

All’inizio della pandemia furono chiari a tutti gli errori del passato e le scelte strategiche da fare:

  • rilanciare la Sanità pubblica con risorse per strutture, tecnologie e personale;
  • investire sulla medicina territoriale e di base come presidio diffuso di prevenzione e primo intervento;
  • promuovere la ricerca scientifica e garantire l’accesso universale e gratuito alle cure, superando la “proprietà intellettuale” dei vaccini perché i farmaci salvavita non devono subire le logiche speculative del mercato.

In questi mesi abbiamo avuto a disposizione risorse imponenti per fronteggiare l’emergenza e per migliorare l’intero sistema sanitario: e invece ci ritroviamo in una condizione addirittura peggiore.

Gli ultimi provvedimenti assunti dalla Direzione della ASL1 hanno il sapore di una dolorosa e cronica difficoltà gestionale: sospesi i ricoveri programmati in area chirurgica (tranne l’emergenza/urgenza); sospese le ferie al personale sanitario e tecnico; attivata la realizzazione di posti letto Covid nel modulo antistante il Pronto soccorso e nei moduli del G8; disposto l’accorpamento di alcune unità operative complesse.

In pratica, la priorità verso i malati di Covid sta interrompendo, rallentando o rinviando le cure, le analisi diagnostiche e gli interventi per tutte le altre patologie.

Al fondo – o meglio in cima a tutti i problemi – c’è la drammatica carenza di personale che affligge la ASL1 e l’Ospedale San Salvatore. I dati sono impietosi: se al 31 dicembre 2019 la ASL1 aveva 3.249 addetti a tempo indeterminato, al 31 dicembre 2020 ne risultavano 3.167 cioè 82 in meno. Con il fabbisogno stimato di 4.053 dipendenti abbiamo in pratica 886 posti vacanti in organico. Anzi, rispettando le turnazioni di legge, ne servirebbero ulteriori 227.  Così la scopertura totale di personale a tempo indeterminato arriva a 1.163 unità.  Insomma, in piena emergenza la Asl1 ha raggiunto l’occupazione a tempo indeterminato più bassa dal 2014.

Speriamo che gli annunci della Direzione generale per nuove assunzioni, non siano l’ennesima, beffarda promessa.

Gli investimenti milionari fatti sul Covid Hospital di Pescara si rivelano improduttivi senza adeguato personale specializzato per le Terapie intensive. E nel frattempo il San Salvatore muore.

Il drammatico abbassamento dei livelli di assistenza e dei servizi produce una “mobilità passiva” – persone costrette a farsi curare fuori Regione – che impoverisce ancora di più il nostro sistema. Per non parlare del mostruoso debito sanitario accumulato in questi tre anni dalla Giunta di destra che ridurrà ulteriormente l’offerta sanitaria abruzzese.

Per questo chiederemo un incontro urgente al DG Ferdinando Romano: dopo 22 mesi di pandemia, non aver imparato la lezione e farsi trovare più deboli di prima è di una gravità assoluta e dimostra il totale fallimento della politica sanitaria regionale dell’assessore Verì e del presidente Marsilio.

 

Pierpaolo Pietrucci e Americo Di Benedetto, consiglieri regionali