La LFoundry di Avezzano è una azienda strategica, cuore produttivo di tecnologie fondamentali per il settore informatico e manifatturiero in ambito abruzzese e nazionale.

Non a caso la fabbrica produce semiconduttori, una componentistica primaria dell’industria dell’automotive e delle comunicazioni, particolarmente rara e richiesta in questa fase della pandemia a livello internazionale.

Per questo è vergognoso e grave che la Regione Abruzzo si disinteressi completamente di un settore fondamentale del proprio sistema produttivo: l’altro ieri c’è stato un blackout generale in LFoundry e la fabbrica si è spenta.

L’energia elettrica è saltata e improvvisamente c’è stato lo spegnimento di tutta l’azienda.  Sia l’area di produzione che la Clean Room sono rimaste senza energia elettrica.

Immediatamente è scattato il piano di evacuazione che ha portato i dipendenti a lasciare il sito per spostarsi nel piazzale dello stabilimento.  Dopo un’ora la situazione è tornata alla normalità: effettuati i necessari controlli, si è dovuto verificare lo stato di sicurezza dei locali perché l’interruzione della corrente determina anche il fermo del flusso laminare che riguarda il condizionamento dell’aria che garantiscono ambienti di lavoro asettici.

Non è ancora chiaro cosa abbia determinato il blackout: secondo l’azienda l’interruzione dell’elettricità è stata dovuta a problemi dell’ENEL che in quel momento stava alimentando lo stabilimento, nonostante l’impianto di cogenerazione per la produzione in proprio dell’energia di cui lo stabilimento è dotato, frutto del più grande Contratto di Sviluppo promosso nella precedente legislatura dalla Regione Abruzzo con oltre 3 milioni di euro.

Non è stata ancora definita in termini produttivi la quantificazione del danno e per fortuna non si sono riscontrate conseguenze sulla sicurezza, la tutela ambientale e la salute dei lavoratori.

Questo incidente in ogni caso indica una esigenza di controllo, prevenzione e monitoraggio del sistema di alimentazione energetico e conferma il bisogno di implementare le procedure di manutenzione e assistenza per evitare danni così rilevanti.  

Ma più in generale la Regione – che in quasi tre anni ha avuto un’unica brevissima occasione di contatto con l’azienda – dovrebbe seguire le prospettive dello stabilimento.

Le trattative in corso da mesi tra azienda e sindacato per un contratto di espansione che coniughi nuove assunzioni col prepensionamento dei lavoratori in possesso dei requisiti, sembrano essere definitivamente naufragate. Negli ultimi diciotto mesi, nel totale silenzio della Regione, a fronte della fuga di duecento ricercatori, nello stabilimento di Avezzano si sono registrate solo otto assunzioni, con utilizzazione massiva di lavoratori interinali, dei quali, allo stato, non si conosce il destino.

Tutto questo mentre la proprietà cinese vive e subisce gli effetti di una competizione geopolitica mondiale.

Per questo serve un piano industriale chiaro che indichi la sostenibilità occupazionale e una strategia di sviluppo che valorizzi un’azienda strategica per il Paese, anche in virtù degli investimenti collegati al PNRR.

Non si deve perdere questa grande opportunità: l’azienda produca precisi segnali affinché le trattative possano riprendere e la Regione svolga un ruolo attivo invece di dormire e abbandonare la LFoundry al proprio destino.

Il consigliere regionale
Pierpaolo Pietrucci