Rocca San Giovanni, 7 novembre 2026 – Tante testimonianze di vita reale hanno aperto questa mattina l’Assemblea regionale del Partito Democratico d’Abruzzo, svoltasi a Rocca San Giovanni, un momento di confronto politico partecipato presieduto dalla presidente Tiziana Di Renzo, che ha visto riuniti dirigenti regionali e provinciali, i parlamentari, consiglieri regionali, amministratori locali, sindaci, segretari provinciali, di circolo, i Giovani Democratici e le Donne Democratiche, tanti e tante militanti. Due testimonianze speciali, quella del Presidente nazionale del PD, Stefano Bonaccini intervenuto in collegamento e di Luciano D’Amico, candidato della coalizione progressista alle elezioni suppletive della Camera dei Deputati, che ha concluso i lavori.

 

Attraverso le testimonianze, l’assemblea ha messo a fuoco le criticità del territorio abruzzese e nazionale, su lavoro, agricoltura, sanità, ribadendo il valore dell’unità del centrosinistra in vista del voto suppletivo e delle prossime scadenze politiche: “Oggi abbiamo voluto dare voce proprio a questo – ha dichiarato Daniele Marinelli nel suo intervento –. Il Partito Democratico vuole essere un’infrastruttura al servizio dei cittadini. Dall’Assemblea parte un segnale di grande unità ed energia: i nove simboli a sostegno di Luciano D’Amico dimostrano che le forze progressiste, quando camminano unite, sono competitive e possono battere la destra. Queste suppletive vanno ben oltre i confini locali e arrivano mentre il governo Meloni si scontra con la realtà: la propaganda non riempie i carrelli della spesa, non aiuta gli agricoltori e non cancella i problemi irrisolti del Paese. In Abruzzo tocchiamo con mano il fallimento delle destre: l’80% dei nuovi contratti nell’ultimo anno è precario, con salari più bassi del 20% rispetto alla media nazionale, e 160 mila abruzzesi hanno rinunciato a curarsi. Mentre la manovra taglia sulla sanità pubblica per favorire i privati e l’autonomia differenziata penalizza il Sud e la nostra regione, mi chiedo che cosa voterebbe Colantonio in parlamento sul tema. E ancora, noi ci battiamo per portare le spese sanitarie al 7% del Pil, per il lavoro dignitoso e per la casa ai giovani. Con Luciano D’Amico offriamo competenza e credibilità, restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere un rappresentante di assoluto valore. C’è un vento nuovo cominciato con gli studenti in Serbia, il Brasile, ora l’America: questa sfida possiamo vincerla, aprendo dall’Abruzzo una stagione nuova per tutto il Paese”.

 

Nel suo intervento, il Presidente nazionale Stefano Bonaccini ha evidenziato le contraddizioni economiche del governo: crescita del Pil al palo rispetto a Paesi come Spagna o Grecia per l’assenza di politiche industriali e il paradosso del PNRR, con la destra che inaugura opere e ospedali finanziati da fondi europei che aveva avversato. Infine l’allarme sulla sanità: le risorse in manovra non copriranno nemmeno inflazione e costi energetici, mentre si continua a favorire il privato anziché assumere medici e abbattere le liste d’attesa.  A fare il punto sulla mobilitazione sul territorio della provincia di Chieti è stato il segretario provinciale Leo Marongiu: “Abbiamo la responsabilità di trasformare l’energia di questa mattinata in una presenza capillare nei prossimi dieci giorni. Siamo l’unico partito strutturato in grado di parlare alle persone e portare al voto chi oggi si sente escluso. La candidatura di Luciano D’Amico porta dentro le istituzioni la voce di chi vive le difficoltà quotidiane: dai rincari che strozzano i nostri agricoltori alle liste di galleggiamento che negano le cure ai pazienti, fino alla presa in giro della destra sui presidi di giustizia del territorio come i tribunali di Lanciano e Vasto”.

 

“La priorità delle persone deve essere il criterio che orienta ogni scelta della politica e dell’amministrazione pubblica – le conclusioni di Luciano D’Amico – . Non possiamo accettare che l’efficienza diventi una parola dietro cui nascondere il progressivo arretramento dei servizi, a partire dalla sanità. L’aziendalismo ha senso soltanto se è uno strumento per garantire il diritto alla cura, non se diventa un fine che sacrifica i bisogni dei cittadini. In Abruzzo spendiamo ogni anno spendiamo circa 200 milioni di euro per la mobilità sanitaria passiva: risorse che potremmo trattenere nella nostra regione se fossimo in grado di rispondere meglio ai bisogni di salute degli abruzzesi. Ma la stessa capacità di programmazione serve per l’economia, il lavoro e l’agricoltura. Dobbiamo accompagnare le trasformazioni produttive, sostenere i poli industriali della Val di Sangro, di Vasto-San Salvo e dell’intera provincia di Chieti, e affrontare le difficoltà di famiglie e imprese. Non è accettabile che, i prezzi riconosciuti ai produttori diminuiscono, quelli pagati dai consumatori continuino ad aumentare, né che nel 2026 tante persone non riescano a sostenere le spese essenziali, dal cibo al riscaldamento. La politica deve tornare ad avere l’ambizione di cambiare le cose, non limitarsi ad gestire le emergenze attraverso interventi frammentati e senza una visione complessiva. Dobbiamo rimettere al centro la giustizia sociale, la redistribuzione della ricchezza, le opportunità per i giovani e la possibilità di costruire il proprio futuro in Abruzzo.

Questa non è soltanto una competizione elettorale per un seggio alla Camera. È l’occasione per rimettere in movimento una speranza, per dimostrare che esiste un’alternativa fondata sul lavoro, sulla competenza, sulla solidarietà e sulla capacità di affrontare concretamente i problemi. Le pagine più belle della nostra storia dobbiamo ancora scriverle”.