L’assegno di natalità per i Comuni montani annunciato dall’Assessore Santangelo non è un investimento strategico, ma l’ennesima elemosina di Stato che lascia inalterati i problemi reali delle famiglie abruzzesi. Staccare un bonus una tantum da 2.500 euro non farà nascere un solo figlio in più se i nostri borghi continuano a essere scientificamente abbandonati al loro destino”, così il segretario regionale del PD Abruzzo Daniele Marinelli, le responsabili regionali Lavoro e Diritti della Segreteria, Monia Pecorale e Marielisa Serone D’Alò, e la portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche abruzzesi, Roberta Tomasi.

“Mettere al mondo un figlio nei piccoli Comuni d’Abruzzo oggi è un atto di eroismo – sottolineano gli esponenti Dem – . Nessun contributo una tantum toglie la fatica a una giovane coppia che si ritrova isolata, senza asili nido, con trasporti tagliati e contratti di lavoro precari o sottopagati. Il bando della Giunta Marsilio non attacca le cause della crisi demografica, ma le nasconde sotto il tappeto. Per le donne, in particolare, significa dover scegliere ogni giorno tra lavoro e famiglia, facendosi carico da sole di tutto il peso della cura. A questo si aggiunge la natura del provvedimento: uno stanziamento limitato di appena 2,2 milioni di euro con criteri d’accesso rigidi che rischiano di escludere tantissime giovani coppie. Finché l’aiuto rimane legato a un bando a termine e a fondi ad esaurimento, non si offre una certezza, ma una lotteria. A cosa serve un bonus nascita se chiude il punto nascita più vicino o se si smantella la continuità assistenziale? Per rimuovere gli ostacoli alla natalità e combattere lo spopolamento servono diritti e un sistema di welfare strutturale:

  • Servizi per l’infanzia diffusi: una rete capillare di asili nido pubblici e incentivi ai nidi familiari;
  • Lavoro stabile e conciliazione: contrasto alla precarietà giovanile, promozione dello smart working e agevolazioni per chi resta nei piccoli Comuni;
  • Genitorialità condivisa: sostegni concreti ai padri che usufruiscono dei congedi parentali, sul modello virtuoso della Provincia di Trento;
  • Rete dei servizi essenziali: tutela dei presidi sanitari, potenziamento del trasporto pubblico e garanzia del tempo pieno scolastico.

I bonus aiutano per un giorno; i servizi e i diritti cambiano la vita per sempre. All’Assessore Santangelo chiediamo un atto concreto di coerenza: sostenga la proposta di legge del Partito Democratico sul congedo paritario di 5 mesi retribuito al 100%, bocciata a livello nazionale proprio dalla sua parte politica”.

Nota del 27 agosto 2026