“Leggiamo con un certo stupore l’intervista del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che si è di fatto autocandidato alla guida della Regione. Un’uscita che non nasce dalla forza di un progetto, ma dal nervosismo per un’iniziativa che a Biondi evidentemente brucia: il percorso che il Pd aquilano ha avviato per costruire dal basso, con la partecipazione e non con le investiture dall’alto, l’alternativa di governo per la città capoluogo di regione. Un nervosismo traducibile anche nella paura di restare senza poltrona per la guerra interna a Fratelli d’Italia per i seggi in parlamento, con Liris, Marsilio e un Quaglieri sempre più scalpitanti, nel silenzio imbarazzato di un centrodestra che su di lui non dice una parola. Non è la sicurezza di chi ha un progetto, è l’ansia di chi cerca un posto qualunque dove sedersi. Quando la destra al potere reagisce così, vuol dire che sente il potere a cui si è abbarbicata scivolarle di mano”, così il segretario regionale del PD Daniele Marinelli e quello aquilano Stefano Albano.

“Prima di pensare alla Regione, il sindaco dell’Aquila farebbe bene a occuparsi delle competenze che già ha. Nelle stesse ore in cui 27 Comuni abruzzesi venivano declassificati da Comuni montani, con conseguenze dirette sui servizi essenziali per le aree interne, il presidente Anci Abruzzo non ha detto una parola. Silenzio assoluto – così i due esponenti PD – . Ci hanno raccontato per anni la favola della “filiera”, quella per cui l’amicizia personale con la presidente del Consiglio sarebbe stata una risorsa per l’Abruzzo: la realtà è che hanno piegato l’interesse della nostra regione all’interesse di quell’amicizia. Non è filiera, è subalternità. E questa, ormai, da otto anni è storia: dalla Meloni abbiamo ottenuto solo tagli, basti pensare alla sanità, al commissariamento di fatto attuato della governance di destra, alle tasse sugli abruzzesi.

E quando gli argomenti mancano, arriva puntuale il repertorio più stantio: quello del sessismo spicciolo, con cui si prova a derubricare a un’estetica da rotocalco estivo colleghe e colleghi che hanno invece alle spalle una storia politica nota, seria e radicata nel territorio. Persone che sulla sanità, sulla cultura, sulle aree interne, sulle istituzioni hanno costruito battaglie vere, non passerelle, ricorrendo a scioperi della fame per la superstrada L’Aquila-Amatrice, rivendicando l’inserimento dei Comuni del cratere nella Carta unica degli aiuti, i fondi per l’Altopiano delle Rocche, la ciclabile della Valle dell’Aterno, la battaglia per l’ospedale dell’Aquila, il no alla Snam anche quando era scomodo farlo, persino dentro il proprio schieramento. Chi ha speso vent’anni su questi temi non si liquida con una definizione da macho, un vero leader riconosce il valore anche degli avversari e non li derubrica a tenebrosi di turno, dicendo poi di venire da una cultura matriarcale, sic.

Non sappiamo a quale manuale del potere si sia ispirato il sindaco dell’Aquila per questa uscita, che si somma alle note gaffe sull’antifascismo, all’embargo per Zerocalcare e Saviano, alle cicliche polemiche sul 25 aprile, che chi ambisce a essere presidente di regione di tutti non può permettersi. Cose tanto imbarazzanti da far rabbrividire, ovunque egli sia, anche Sun Tzu, che dopo tutti i principi sull’arte della guerra, si è visto confondere il concetto di governo con la più trita arroganza. Chi disprezza, compra, ma chi compra, minimizzando, evidentemente, teme. Non è un atteggiamento da leader. Un leader per l’Abruzzo avrebbe fatto cose. Biondi, per ora, ha solo parlato”.