“I dati Istat sulla “restanza” non raccontano nulla che non conoscessimo già, ma ribadiscono con crudezza una verità inaccettabile: l’Abruzzo continua a perdere la sua parte più giovane e preparata, in silenzio, sotto gli occhi di una classe dirigente regionale che preferisce tagliare nastri all’estero piuttosto che affrontare il vuoto che cresce dentro casa”, duro il commento di segretari regionali del PD Abruzzo e dei Giovani Democratici d’Abruzzo, Daniele Marinelli e Saverio Gileno su emorragia post-laurea e calo demografico giovanile che colpisce la regione.
“L’aridità, oggi, non è solo climatica: è il nostro tessuto sociale a essere desertificato: secondo ISTAT, il 15% delle famiglie con genitori sotto i 35 anni in Abruzzo vive in povertà assoluta, mentre il 12,1% dei giovani sotto i 35 anni è in condizione di grave deprivazione abitativa e su questo specifico elemento di precarietà ci siamo fatti promotori in Abruzzo della proposta “Ma quale casa” per inserire il diritto alla casa in Costituzione – incalzano i due esponenti PD – . Dunque l’Abruzzo diventa sempre meno un luogo in cui costruire un futuro e sempre più una terra da cui fuggire, perché mancano lavoro stabile, diritti, servizi e nulla di buono si prospetta per il futuro a giudicare dai disastrosi effetti sul bilancio che avrà il deficit della sanità, come hanno avvisato i tecnici della Regione nella missiva di due giorni fa. A nulla servono gli slogan o le foto ricordo in Spagna o in Giappone, che sono semmai le mete in cui si trasferiscono, spesso per sempre, i nostri giovani conterranei. A questo disastro sociale si affiancano quelli già noti: il collasso della sanità pubblica e il vuoto delle politiche industriali. Una destra che non investe sulle persone non può essere sorpresa se poi la gente va via. Non a caso, non gode di grande popolarità tra gli stessi abruzzesi. Come Giovani Democratici torniamo a rilanciare un appello già lanciato con forza durante la campagna referendaria: servono risposte concrete. A partire da una cosa semplice e rimasta colpevolmente bloccata: l’approvazione della legge regionale sul diritto allo studio, ferma da mesi in Regione. È un atto dovuto e urgente, lo è ormai da anni. Non si può parlare di futuro se non si garantisce nemmeno il presente”.
12 giugno 2025


