Fina a Marsilio: “Dichiarazioni su Carfagna e Gelmini indecenti, dove sono i moderati di centrodestra?”

Fina a Marsilio: “Dichiarazioni su Carfagna e Gelmini indecenti, dove sono i moderati di centrodestra?”

“Marco Marsilio dice: ‘Auguri Carfagna e Gelmini, ieri considerate poco di buono, ora grandi statiste’. Questa sua grettezza non appartiene all’Abruzzo e agli abruzzesi. Queste parole riservate a Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, il disprezzo che traspare per le loro scelte politiche, sono un’indecenza”: lo dichiara Michele Fina, segretario del Partito Democratico abruzzese.

Fina prosegue: “Questo nonostante le due Ministre siano state molte volte in Abruzzo su invito di Marsilio o di altri esponenti istituzionali di Fratelli d’Italia. Ho conosciuto Presidenti della Regione del centrodestra abruzzese come Gianni Chiodi o Giovanni Pace. Non riesco ad immaginare questo tipo di frasi pronunciate da loro. Chiedo per l’ennesima volta dove si trovino i moderati di centrodestra; ma forse non esistono più”. 

Variante al Lotto zero della ferrovia Roma-Pescara. Chieti e San Giovanni Teatino uniti nel reclamarla

Variante al Lotto zero della ferrovia Roma-Pescara. Chieti e San Giovanni Teatino uniti nel reclamarla

Conferenza stampa congiunta fra i Comuni di Chieti e quello di San Giovanni Teatino, principalmente interessati dal progetto del lotto zero della velocizzazione della rete ferroviaria Roma-Pescara. In Comune a Chieti i sindaci Diego Ferrara e di San Giovanni Teatino, Giorgio Di Clemente, il presidente del Consiglio comunale di Chieti, Luigi Febo, il presidente della Commissione consiliare sul progetto, Vincenzo Ginefra, l’assessore alla Mobilità del comune di San Giovanni Teatino Paolo Cacciagrano.

“Riparte la discussione sulla ferrovia e riparte dal lotto zero, su cui sta per aprirsi il dibattito pubblico con RFI – illustra il presidente Luigi Febo – Il lavoro dei Comuni interessati può passare ora a una sezione del progetto svincolata dai tempi e dalle procedure previste per il lotto 1 e 2 incardinate al PNRR, ma procererà in piena sinergia, onorando anche su questa tranche il patto unitario con cui ci siamo uniti e che prevede come riferimento un unico progetto capace di comprendere gli interessi di tutti vista anche la somiglianza dei territori e le comuni esigenze di salvaguardia degli stessi. Il progetto è utile e da fare al più presto, ma nel rispetto dei territori. I nostri uffici sono al lavoro sul progetto in variante rispetto all’elaborato al momento principale. San Giovanni Teatino ha già dato mandato a un esperto universitario, appena approveremo il bilancio lo faremo anche noi per dare supporto tecnico alle nostre proposte”.

“Agli atti della nostra conferenza resta l’unione fra istituzioni – afferma il sindaco Diego Ferrara – che non sono contrarie alla finalità che è insita nella velocizzazione della linea, un’occasione imperdibile per i nostri territori, a servizio di tutti i paesi che gravitano in quest’area, nonché per tutti gli insediamenti di tipo commerciale ed economico. Lo ribadisco a scanso di equivoci, noi vogliamo tutelare i nostri Comuni, ma con l’idea di non mandare a monte il progetto, bensì risolvendo tecnicamente e con il buon senso ogni occasione di contrasto. La ferrovia è un’occasione di sviluppo, lo sa bene l’Abruzzo e questa linea nata 150 fa e decollata grazie al suo valore aggiunto, non può essere un problema per gli insediamenti e l’ambiente dove passa, perché realizzata con fondi pubblici che devono essere impiegati al meglio. Il treno non è solo un mezzo di trasporto, ma un vettore di economia con le alternative che proponiamo saremo accanto a Italfer che deve progettare e RFI che deve realizzare un’infrastruttura davvero utile e motore di sviluppo”.

“Il nostro intento è dire alla città e a RFI che la proposta così com’è, è “improponibile” – così il sindaco di San Giovanni teatino, Giorgio Di Clemente – L’attuale stesura ci spinge a considerare scellerato tale progetto, perché noi abbiamo già dai primi anni 2000 iniziato una battaglia alternativa alla distruzione del territorio, perché questo accade con le idee attuali su tracciato e sottopassi. Il raddoppio ben venga con il progresso che comporta, ma senza danni al territorio. Nel 2016 abbiamo inserito nel PRG l’interramento di un tratto della ferrovia che bisogna solo allungare di almeno 800 metri e già allora ci eravamo predisposti per farlo, affinché non dovessimo distruggere la storia e la funzione del nostro Corso Italia, l’arteria principale della nostra cittadina. La ferrovia è arrivata dopo le case e per noi il Corso è una via indispensabile e di connessione a tutta la mobilità cittadina. Nel 2018 abbiamo portato avanti un’altra battaglia in Consiglio e in presenza della Regione, ribadendo già da allora queste necessità e la possibilità dell’interramento come soluzione, peraltro accolta da RFI, tanto che venne incaricato uno studio tecnico di San Benedetto del Tronto per progettare la possibilità dell’interramento. Dopo 4 anni il progresso è andato avanti, ma quell’opzione è diventata impossibile. Non comprendiamo il perché, ma ribadiamo, insieme, la necessità di cambiare le criticità dell’attuale stesura. Parliamo di un progetto che è ancora un preliminare, non ha la fattibilità, pieno di errori, per questo va subito cambiato: noi proponiamo un interramento giusto o alternative possibili che non snaturino la nostra conformazione cittadina. Uniti possiamo ottenere una possibilità e uniti resteremo, visto che non è un problema economico a frenare i cambiamenti. Le mancanze sono madornali: non hanno tenuto in considerazione il nostro PRG e nemmeno la morfologia del territorio e delle infrastrutture, visto che l’elaborato interpreta male anche l’ubicazione dell’aeroporto civile. Mi appello alla politica, sosteneteci. Siamo pronti a rinunciare alla stazione prevista dal progetto, ma salviamo il territorio”.

“Abbiamo posto diverse istanze, fra cui un forte diniego con documenti tecnici e delibere comunali sul lotto 1 e non ci siamo fermati e con la Commissione che io presiedo siamo andati avanti – così il presidente dell’organismo consiliare, Vincenzo Ginefra – Partiamo dall’idea che il progetto è sbagliato, fatto velocemente per via dei finanziamenti, ma con tante criticità e una portata distruttiva per la residenzialità e l’ambiente, persino per le macerie di risulta che si creerebbero durante il percorso. Il progresso deve andare avanti, ma i costi e i benefici sono fondamentali. Ci sono già idee messe nero su bianco dai tecnici di San Giovanni Teatino sull’interramento parziale del tracciato, capaci di evitare i problemi di demolizione che accompagnano l’attuale stesura. Questa è l’alternativa principe, accompagnata anche da ulteriori soluzioni, qualora questa non fosse possibile, al fine di ottimizzare i tempi, fra cui la delocalizzazione, per offrire il maggiore ventaglio di possibilità affinché l’idea principale si realizzi senza ipoteche sul territorio”.

“Il progetto non solo è sbagliato dal punto di vista tecnico, ma ha un vulnus iniziale: è contro la normativa, in quanto manca il progetto di fattibilità che il Codice degli appalti, per le grandi opere, predispone – sottolinea in conclusione Paolo Cacciagrano, nonché motore del comitato no ferrovia si via verde – Lo studio di fattibilità è essenziale, serve ad arrivare alla migliore ipotesi tecnica ed economica possibile e va approvato dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici e ad oggi non esiste per il lotto zero. Basta, dunque, un solo ricorso al Tar e il progetto viene bloccato, perché non è legittimo, in base alla normativa vigente è nullo, RFI lo sa. Inoltre una stesura davvero molto simile all’attuale è stata già bocciata nel 2017 dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, quindi parliamo di un’opera che potrebbe nascere già minata. Tutto questo lo abbiamo già riferito alla Regione e siamo sicuri di essere nel giusto, RFI deve ritirarlo, oppure fare studio di comparazione fra più proposte, uno studio tecnico ed economico, confrontarsi con i cittadini, avere il consenso della Regione per arrivare di nuovo al Consiglio dei Lavori pubblici. Dopo 150 anni dalla nascita della Pescara-Roma si riprogetta una ferrovia con una visione arcaica, perché non si tiene conto dello sviluppo economico, residenziale e commerciale avuto dal territorio da allora a oggi”.

Paolucci su sanità teatina: “La Regione si sveglia e dopo le nostre proteste assume gli operatori sanitari non assunti dalla Asl 2, ma taglia di nuovo i fondi all’ospedale di Chieti”

Paolucci su sanità teatina: “La Regione si sveglia e dopo le nostre proteste assume gli operatori sanitari non assunti dalla Asl 2, ma taglia di nuovo i fondi all’ospedale di Chieti”

“Non solo la Regione e la Asl hanno lasciato per 9 mesi senza lavoro gli operatori sanitari risultati idonei al concorso dell’autunno 2021 per la selezione di Oss di categoria B, salvo svegliarsi improvvisamente dopo la loro e la nostra protesta, ma dalle dichiarazioni dell’ex assessore Febbo, apprendiamo che c’è il rischio che lascino di nuovo senza fondi l’ospedale clinicizzato, sconfessando gli annunci fatti giorni fa ben prima di diventare un impegno, perché c’è di nuovo l’urgenza di fare bancomat con le risorse destinate alla sanità teatina. Non è pensabile che l’ospedale diventi merce di scambio per la campagna elettorale di centrodestra, né che la città subisca un nuovo scippo, l’ennesimo, dopo la perdita di tutti i finanziamenti e i progetti pronti lasciati dal centrosinistra, perché il capoluogo avesse un ospedale moderno e un Dea di II livello”, duro il commento del capogruppo regionale Pd Silvio Paolucci sulla situazione della sanità cittadina, chiedendo certezze sui tempi delle assunzioni degli operatori sanitari esaminati e sui fondi per il presidio.

“E così succede che solo dopo le proteste dei candidati ammessi alla graduatoria e la nostra mobilitazione politica, la Regione oggi annuncia che procederà alle assunzioni. Ciò nonostante Chieti resta comunque la Cenerentola dell’agenda della Regione, perché a pochi giorni dall’annuncio del progetto di riqualificazione dell’ospedale da 60 milioni, perde una considerevole fetta dei fondi, forse più utili altrove alla causa dell’imminente campagna elettorale – rimarca Paolucci – . Un gioco al massacro che pagano i cittadini, gli stessi che a settembre andranno a votare e che in questi tre anni e mezzo di governo del centrodestra hanno visto la Regione togliere  a Chieti 30 milioni di risorse destinate al nuovo presidio, per coprire il suo deficit a scapito dell’ospedale; depotenziare progressivamente e continuamente la struttura ospedaliera, le sue professionalità e servizi, a vantaggio di altri insediamenti e a discapito di chi ha i medesimi diritti di cure del resto della comunità abruzzese.

Così i soldi per l’ospedale teatino ancora una volta sembrano volare altrove, preda ora anche della fame di poltrone per Camera e Senato che sta impegnando il centrodestra in questi giorni. Evidente che lavoratori e cittadini non sono priorità per chi governa la regione”.

Pietrucci: “Personale socio sanitario idoneo al concorso, ma ancora senza lavoro. Perché la Regione non procede?”

Pietrucci: “Personale socio sanitario idoneo al concorso, ma ancora senza lavoro. Perché la Regione non procede?”

La nostra sanità ha bisogno come il pane di personale sanitario.

Eppure la Regione sembra assurdamente sorda e indifferente di fronte alla legittima richiesta di assunzione di decine di Operatori Socio Sanitari (OSS di categoria B) vincitori di un concorso avviato nel 2019 e conclusosi con la definitiva e ufficiale graduatoria di merito.

Non ci possono essere scuse ulteriori né ulteriori ritardi.

L’incertezza danneggia il servizio sanitario, lascia ancora scoperti reparti e settori che da mesi sono sotto organico, offende la legittima aspettativa di lavoro di tutti coloro che hanno vinto il concorso, genera competizione e conflitto con quel personale sanitario che durante l’emergenza Covid, è stato temporaneamente assunto attraverso convenzioni con cooperative.

La Regione, più volte ha ribadito la volontà di introdurre nel sistema sanitario regionale 334 figure professionali entro fine 2021, tra cui 196 OSS, 90 infermieri e 48 collaboratori amministrativi.

L’atto di Giunta che avviava il concorso per gli OSS (la DGR 228 del 2019) segnalava la criticità dell’eccessiva spesa sostenuta dalle ASL per l’abnorme utilizzo del personale attraverso la contrattazione a termine.

La Delibera era definita “indifferibile e urgente” eppure, in tutto questo tempo, non è ancora successo nulla, malgrado l’enorme bisogno di personale, specie in questi giorni, e nonostante le somme straordinarie dedicate alle assunzioni e già trasferite dal Governo alle Regioni per affrontare la pandemia e rafforzare la sanità territoriale.

Dopo la sacrosanta protesta dei vincitori e delle vincitrici del Concorso OSS, la ASL di Teramo ha annunciato di voler procedere con l’assunzione del personale in graduatoria.

La Regione, dunque, deve immediatamente procedere, rispettando gli impegni assunti, garantendo il diritto al lavoro di uomini e donne che hanno superato un bando pubblico e migliorando la qualità delle prestazioni sanitarie negli ospedali e sul territorio abruzzese.

Il consigliere regionale 
Pierpaolo Pietrucci

Sindaco Chieti su variante urbanistica di Brecciarola: “Nessun campo profughi, l’atto è la conclusione di un iter iniziato da anni. Area ridotta e vincolo VAS, la speculazione c’è solo nell’intento di chi ci attacca”

Sindaco Chieti su variante urbanistica di Brecciarola: “Nessun campo profughi, l’atto è la conclusione di un iter iniziato da anni. Area ridotta e vincolo VAS, la speculazione c’è solo nell’intento di chi ci attacca”

“Chieti non diverrà un campo profughi con l’adozione della variante denominata macrozona  50 – zona per servizi di interesse generale- Centro di accoglienza per migranti, disabili e categorie disagiate posta all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 27, perché l’area interessata lo è già. A chi grida in modo scomposto senza leggere le carte ci preme riferire che l’adozione della variante comporta la regolarizzazione urbanistica e ambientale di un’attività di accoglienza temporanea esistente da anni in zona Brecciarola di Chieti, ad opera della fondazione religiosa no-profit “Figlie dell’amore di Gesù e Maria”, regolarizzazione peraltro già sollecitata dalla ASL di Chieti e dalla Prefettura di Chieti con note del febbraio 2022”, così il sindaco Diego Ferrara, in replica alle affermazioni della minoranza in merito all’atto passato al vaglio del Consiglio comunale di oggi.

“Si tratta di un’attività di accoglienza temporanea di categorie disagiate, assentita con due autorizzazioni temporanee disposte dal Sindaco Ricci negli anni 2009 e 2010 (per l’accoglienza prevalente di terremotati) e per l’accoglienza di migranti da 12 autorizzazioni temporanee rilasciate dal Sindaco Di Primio tra il 2010 e il 2020 – spiega il primo cittadino –  e da una autorizzazione temporanea a mia firma nel 2022 – riprende il sindaco – L’adozione della variante, dunque, è solo la parte conclusiva di un lungo iter amministravo iniziato nel 2016 e successivamente rimodulato nel 2017, non da noi. L’odierna adozione, peraltro, non allarga, ma riduce il peso insediativo che oggi si assesta a 250 abitanti circa, con indici fondiari molto bassi, quasi identici a quello previsto per le zone agricole e specifica per la prima volta in tutti questi anni in termini giuridicamente corretti la destinazione d’uso di accoglienza temporanea di diverse categorie. Non solo profughi e migranti su affidamento diretto della Prefettura ai sensi del D.Lgs 142/2015, ma anche: accoglienza temporanea di soggetti disabili ai sensi della legge 69/99; accoglienza temporanea ai fini di inclusione sociale di persone in condizione di svantaggio sociale e di soggetti deboli  che soffrono di elevata fragilità economica; accoglienza   temporanea   di soggetti individuati ai sensi dell’art. 42 della legge regionale n. 3 / 2020.

Non è vero quindi che Chieti verrebbe trasformata in centro profughi, in quanto trattasi di attività di accoglienza già esistente dal 2009 che viene peraltro oggi ridimensionata; né che la variante sarebbe stata presentata in tempi rapidissimi, in quanto il procedimento urbanistico è risalente al 2016, ma oggi si conclude portando le regole mancate negli anni; nessuna corsia preferenziale nemmeno sui tempi di approdo in Consiglio, dove la variante approda anche con la procedura per la VAS iniziata, in modo da avere tutte le autorizzazioni che servono dagli enti di competenza, per cristallizzare la situazione in base alle normative di riferimento.

Definire l’atto non a fini umanitari ma speculativi significa rischiare di infangare un Ente e un’Amministrazione che speculazione non fanno e rivelare la strumentalizzazione e l’intento di propaganda di un attacco finalizzato solo alla ricerca di evidenza. Il nostro scopo è altro, ed è di segno diametralmente opposto: la variante regolarizza dal punto di vista ambientale e urbanistico un’attività di elevata impronta sociale e umanitaria in favore di categorie gravemente svantaggiate. Questo e non altro”.