Centrosinistra su vaccini: “I dati dell’Aric smentiscono Marsilio, all’appello mancano 160.000 dosi. Chiederemo commissione d’inchiesta se la giunta non dara’ spiegazioni”

Centrosinistra su vaccini: “I dati dell’Aric smentiscono Marsilio, all’appello mancano 160.000 dosi. Chiederemo commissione d’inchiesta se la giunta non dara’ spiegazioni”

“In Abruzzo mancano circa 160.000 dosi di vaccini anti influenzali. I racconti esasperati di cittadini e operatori sanitari alla ricerca di dosi vaccinali sono confermati dagli accessi agli atti portati avanti in questi mesi che, peraltro, smentiscono clamorosamente la propaganda elettorale del Presidente Marsilio, altro che i dati delle sue grafiche. Se non avremo risposta dall’Esecutivo attiveremo le procedure per istituire una Commissione d’inchiesta”, la denuncia dei gruppi di centrosinistra in Consiglio regionale del Pd, Legnini Presidente, Gruppo Misto e Abruzzo in Comune, che documenti ufficiali alla mano, smentiscono i numeri ufficializzati dall’esecutivo.

I dati nella loro drammaticità. A fronte di un fabbisogno di 405.000 dosi (dato delle 4 Asl Abruzzesi), La Regione ha aggiudicato il 78% delle dosi dei vaccini necessari, pari a 331.500 ma ha consegnato solo 247.700 dosi, pari al 60% del fabbisogno. E non si sa se il restante 40 per cento arriverà. Anzi, è fortemente probabile il contrario.

Innanzitutto i ritardi. “Dagli atti risulta che la Regione si è mossa con un considerevole ritardo – illustrano i consiglieri Silvio Paolucci, Dino Pepe, Antonio Blasioli, Pierpaolo Pietrucci, Americo Di Benedetto, Marianna Scoccia, Sandro Mariani –  Solo il 25 giugno le Asl hanno comunicato i fabbisogni, sollecitate a estate ormai inoltrata su un tema così importante: addirittura la nota del Dipartimento all’Aric, dall’Agenzia regionale d’informatica e committenza, stazione appaltante per le gare relative alla fornitura dei vaccini, è solo del 22 luglio, mentre il potenziamento di 30.000 dosi viene richiesto da Chieti dopo il 14 agosto e, a cascata, su sollecitazione dell’Aric, le altre tre Asl hanno incrementato di 4.000 dosi anche il proprio fabbisogno, che in un primo momento avevano confermato identico a quello del 2019. Tardiva anche la delibera di Giunta n. 394, che ha fissato al 1° ottobre l’avvio della campagna vaccinale e che porta la data del 14 luglio, quindi è arrivata 20 giorni dopo la trasmissione dei fabbisogni da parte delle Asl e la stessa è stata trasmessa addirittura solo il 22 luglio, con comodo. Per quanto riguarda le gare, l’ultima è di ottobre, tanto da finire anche in un’inchiesta di Cittadinanzattiva sugli approvvigionamenti delle regioni, che relega l’Abruzzo all’ultimo posto per tempi e avvedutezza. Fatti che indicano una sola cosa, l’assenza di un indirizzo politico-programmatico su una materia sensibilissima qual è la prevenzione.

La situazione. Marsilio dà i numeri, ma la verità emerge grazie ad un secondo accesso agli atti, necessario perché quello che è accaduto e sta accadendo sulla campagna vaccinale contro l’influenza è inedito fino ad oggi, oltre che scandaloso. Dalle carte avute dall’Agenzia regionale d’informatica e committenza la verità affiora nero su bianco. Con la determina nr 141/2020 venivano assegnati i lotti 1-3-4 ma andava deserta l’aggiudicazione per l’importantissimo tetravalente (188.000 dosi) poi, al 50% aggiudicate con successiva determina, la n. 154/2020 (124.000) alla ditta Sanofi. Qui però si scopre (nero su bianco) che sono appena 59.600 le dosi arrivate in Abruzzo sulle 94.000 della gara relativa alla fornitura di vaccino influenzale tetravalente virus split inattivato vaxigrip. E c’è dell’altro, della posta richiesta resta una parte che non potrà essere acquisita, per via della sua dubbia provenienza, visto che, si legge testualmente nella determina, si sono riscontrate: “problematiche inerenti la non conformità di alcune caratteristiche tecniche che non avrebbero superato i controlli di sicurezza da parte dell’agenzia del farmaco francese, per cui sarebbe in forse la consegna delle restanti 34.400 unità”.

Le dosi che non arriveranno mai. A questo punto lo scenario si complica, perché sempre in assenza di un indirizzo programmatorio, la Asl di Chieti il 14 agosto comunica un’ulteriore richiesta di dosi (noi abbiamo detto fin dall’inizio che non ci sembrava una scelta saggia confermare lo stesso numero di sodi degli anni precedenti), come detto, l’Aric chiede anche alle altre Asl e il 26 di agosto si copre che alle manchevoli dosi di tetravalente si aggiungono ulteriori richieste per ulteriori 88.000 approvvigionamenti dei lotti 1-2-3-4. Del ricercatissimo tetravalente viene proposto un prezzo maggiorato di 4 euro a due, con obbligo di acquisto di tutte le dosi richieste, le Asl comunicano (come da documentazione allegata) la rinuncia, attestando che quelle dosi in più, a un maggior prezzo, a metà di dicembre, quando la campagna si intende sostanzialmente conclusa, non servono.

I problemi tecnici. L’Aric avvia nuove procedure, alla fine di cui afferma che ha aggiudicato il 78 per cento delle dosi richieste da ogni Asl (331.000 dosi su 405.000 richieste dalle Asl abruzzesi, ma la distribuzione è ferma al 60% (247.700 su 405.000, utilizzando 40.000 dosi in più del lotto 3 per coprire in piccolissima parte il lotto 2), perché anche di ciò che è stato aggiudicato non si conosce lo stato dell’effettiva distribuzione, per problemi “tecnici”. Tradotto significa che non avendo documenti di trasporto adeguati, quelle dosi non sono arrivate e rischiano di non arrivare, essendo ormai a fine novembre. Ma non si capisce materialmente dove siano e perché si trovino in questa sorta di “non luogo”. Peraltro hanno utilizzato 40.000 dosi in più del lotto 3 per coprire la drammatica carenza del lotto 2 come sovrapposizione clinica non sempre possibile.

Accertare le responsabilità. Altro che penuria dei vaccini, come Marsilio va dicendo ufficialmente, facendo passare per sciacallo chi denuncia questa assurda situazione: tutte le carte smentiscono i dati che la Regione intabella da quando è esplosa la gestione negligente, caotica e confusa della fornitura dei vaccini antinfluenzali, un fallimento totale, su cui abbiamo finalmente ottenuto e ringraziamo il Presidente Smargiassi per la sensibilità,  la convocazione di una seduta della Commissione vigilanza, che mercoledì prossimo si riunirà per fare chiarezza, assegnare le responsabilità e capire se saremo in grado coprire il fabbisogno o no.

Intanto lo scadere della campagna si avvicina senza che migliaia di persone abbiano potuto vaccinarsi, parliamo di anziani, di pazienti immunodepressi, di soggetti a rischio, e che rischiano di affrontare una eventuale terza ondata sprovvisti di questo fondamentale strumento di copertura. I dati parlano da sé: in Abruzzo quest’anno il rischio di non capire il fabbisogno delle coperture vaccinali è elevatissimo e qualcuno deve assolutamente assumersi le responsabilità. Una situazione mai accaduta prima d’ora e questo esecutivo dovrà rendere conto del perché si è ricordato della campagna imminente a metà agosto; del perché ha ordinato dosi insufficienti, come se il covid non ci fosse mai stato; del perché continua a mentire alla popolazione che avrebbe dovuto vaccinare e tutelare, almeno, dall’influenza”.

Centrosinistra critico sulla proposta di legge sui rifiuti: “Migliorata rispetto alla norma iniziale grazie alla nostra protesta e alla nostra proposta. Sventata la differenziazione dei servizi di raccolta per i 3 Comuni che daranno vita alla Nuova Pescara”

Centrosinistra critico sulla proposta di legge sui rifiuti: “Migliorata rispetto alla norma iniziale grazie alla nostra protesta e alla nostra proposta. Sventata la differenziazione dei servizi di raccolta per i 3 Comuni che daranno vita alla Nuova Pescara”

“Martedì approverà in Consiglio regionale la proposta di legge “Norme a sostegno dell’economia circolare e di gestione sostenibile dei rifiuti”. È una proposta che era stata presentata a maggio, ma che arriva a dicembre dopo il forte ostruzionismo del centrosinistra: 6.000 emendamenti hanno consentito di svelare che dietro i vessilli del riciclo, dell’economia circolare e della prevenzione si nascondevano recuperi di volumetrie per le discariche e ci hanno permesso di migliorare la legge”, così i consiglieri regionale di centrosinistra alla vigilia della discussione del testo.  

“Pervenuta in aula come legge sul riciclo, conteneva in realtà tre norme, che a vario titolo potevano risultare veramente pericolose per il territorio abruzzese – illustrano i consiglieri di Pd, Legnini Presidente, Gruppo Misto e Abruzzo in Comune – Abbiamo ottenuto due complete vittorie sull’Agir che grazie a noi diverrà presto operativo con la previsione di un meccanismo di commissariamento e sull’utilizzo delle cave dismesse come discariche attive, la cui previsione è stata soppressa, mentre non siamo riusciti ad abrogare l’articolo relativo alla riprogrammazione in altre località delle volumetrie del Piano regionale della gestione dei rifiuti “PRGR”, delle discariche inutilizzate o che hanno perso la titolarità pubblica che comunque, su nostra proposta, dovrà essere fatta con provvedimento amministrativo e quindi tornare in Consiglio regionale per essere approvato. Assieme a questi obiettivi abbiamo migliorato la legge in molti aspetti relativi al riciclo.

Non ci è sfuggita una norma che rischiava di allungare la nascita della Nuova Pescara rispetto al servizio di spazzamento e raccolta rifiuti. Una norma che, nel silenzio dei consiglieri regionali pescaresi, avrebbe reso possibile fino alla effettiva operatività di Agir, ai Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore di fare gare per la raccolta rifiuti vincolanti per 5 anni anche oltre la data della nascita del nuovo Comune. Grazie alle modifiche apportate ciò non sarà possibile. Una cosa inaudita se consideriamo che proprio i servizi e in particolare il servizio di raccolta rifiuti dovrebbe anticipare la nascita di Nuova Pescara”.

Ecco nel dettaglio la nostra attività sul testo:

Art. 6. Arrivato in aula per procrastinare a tempo indefinito la piena operatività di Agir. L’Agir, autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, è stata istituita nel 2013 in Abruzzo per razionalizzare la governance ed economizzare il più possibile i servizi di igiene urbana. Fondamentale in un assetto che sui nostri territori vede: consorzi intercomunali, S.p.a. interamente pubbliche e S.p.a. prevalentemente pubbliche, Unione dei Comuni e Comunità montane. Nel 2013 siamo state tra le prime regioni d’Italia ad istituirlo. L’assemblea dell’Agir si è formata nel 2018 ma ad oggi non è ancora operativa. Noi abbiamo accorciato i tempi previsti per la effettiva operatività e abbiamo introdotto il meccanismo del commissario nel caso in cui questa non si realizzi. Solo così otterremo che Agir sarà davvero operativa. Ma nell’art. 6 si nascondeva anche un tentativo di far saltare la Nuova Pescara e l’effettiva operatività degli ambiti territoriali. Con una modifica all’art. 17 della L.R. 36/2013 si prevedeva di fare salve le gare avviate dai Comuni fino alla effettiva operatività di Agir. Questo meccanismo avrebbe rinviato l’operatività degli ambiti o sub ambiti almeno per il tempo contrattuale (5 anni in media) e per i tre Comuni della nuova Pescara avrebbe potuto generare due gestori diversi per 5 anni, di fatto rinviando la nascita di nuova Pescara rispetto alla data del gennaio 2022. Le nostre modifiche hanno sventato questo artificioso meccanismo per cui alla piena operatività di Agir opereranno le norme di cui all’art. 204 del Testo Unico sull’Ambiente.

Art. 7. Prevede la riprogrammazione delle volumetrie inutilizzate o che hanno perso la titolarità pubblica. Parliamo per esempio del consorzio dei Comuni Cirsu di Notaresco che è andato in fallimento, lasciando inattivi 500.000 m cubi di discarica pubblica che andranno recuperati. Potranno essere riprogrammati, previa relazione tecnica puntuale, sempre nell’ambito della volumetria complessiva prevista nel PRGR, verso impianti pubblici di smaltimento. Abbiamo chiesto che fosse abrogato questo provvedimento perché riteniamo che la diversa localizzazione di volumetria debba essere sottoposta a Vas ma non siamo riusciti. Tuttavia la soppressione dell’articolo, che prevedeva l’utilizzo di cave dismesse, da leggere in combinato disposto con questo articolo, la necessità di un provvedimento amministrativo approvato dal Consiglio che abbiamo fortemente voluto e ottenuto e la destinazione pubblica di queste volumetrie attenuano molto i pericoli. 

Art.  9. Prevedeva la possibilità di ampliamento di impianti pubblici di smaltimento di rifiuti non pericolosi nelle cave dismesse del territorio abruzzese a servizio di impianti di smaltimento. Abbiamo chiesto ed ottenuto che questo articolo fosse soppresso. Era il principio per cui mai avremmo fatto passare questa legge. 

L’utilizzo di cave dismesse per aumentare la volumetria degli impianti è uno schiaffo all’ambiente, alla programmazione e in generale un incentivo futuro a non rinaturalizzare più le cave dismesse, con una norma che prevede il loro possibile riutilizzo come discariche. Per ora quindi è una battaglia vinta ma non escludiamo che il prossimo Piano rifiuti a valere dal 2023 possa rappresentare una occasione per il centro destra di tornare alla carica. 

Le località che sarebbero state interessate sono:

–        Lanciano con le due cave di località Bel Luogo.

–        Cupello con le 5 cave di località Rotella

–        Sulmona con tre cave

–        Magliano dei Marsi con tre cave

–        Chieti – Brecciarola con due cave

“Oltre a queste tre norme abbiamo migliorato la legge prevedendo la istituzione di un Forum regionale per l’economia circolare, la lotta allo spreco alimentare e farmaceutico, la prevenzione della creazione dei rifiuti con gli incentivi per la nascita di fontanelle e case dell’acqua – concludono i consiglieri – Il peggio è stato evitato, ma restiamo comunque critici per un progetto di legge che contiene norme che nulla avevano a che fare con l’economia circolare, e che anticipa i decreti legislativi con cui l’Italia recepirà il pacchetto sull’economia circolare e che costringeranno la nostra Regione ad adeguarsi nuovamente. I numeri regionali, le richieste di aiuto di chi governa oggi e la conoscenza del territorio, fanno dire alle forze del centrosinistra che è tempo di cominciare a ragionare su un nuovo Piano regionale per la gestione dei rifiuti che valga dal 2022. La speranza è che, considerati i tempi lunghi del procedimento, si inizi a ragionare fin da subito e nella maniera più partecipata possibile. Non vorremmo doverlo fare con una emergenza rifiuti in corso”.

Di seguito la dichiarazione del consigliere Antonio Blasioli a legge approvata, il 1° dicembre.

Manovra, Pezzopane: “necessaria massima attenzione a zone terremotate”

Manovra, Pezzopane: “necessaria massima attenzione a zone terremotate”

La deputata Stefania Pezzopane dichiara: “Ho depositato, con altri colleghi del Partito Democratico, emendamenti alla legge di bilancio per affrontare la proroga del pagamento Imu su gli immobili inagibili, ma anche su altre questioni. Nella Legge di Bilancio dovrà esserci massima attenzione verso le zone terremotate dell’Abruzzo, del Centro Italia, dei terremoti 2012 e 2018/19. In tal senso, sono numerose le proposte presentate. La pandemia è ovunque feroce, ma nelle aree terremotate dove le vite sono sospese da anni, dove tutto è precario ed incerto, dove già l’economia locale si era fermata ed era in grande sofferenza, la situazione è pesantissima. È bene ricordare che in questo ultimo anno abbiamo fatto grandi progressi e nella Legge di Bilancio ci sono fondi importanti per la ricostruzione relativa al sisma del 2009 (ben 2 miliardi e 750 milioni) e al sisma del 2016/17 (1 miliardo e 600 milioni per la ricostruzione pubblica). Mentre la ricostruzione privata del 2016/17 prosegue col credito d’imposta. Ma proprio per questo non ci si può fermare e vanno date le risposte necessarie. Abbiamo presentato emendamenti anche per prorogare esenzione mutui, per il 5% allo sviluppo economico, per i bilanci dei comuni terremotati del 2009, per le stabilizzazioni dei precari, per l’Isee ed altro ancora. L’auspicio è che tra Legge di Bilancio e Milleproroghe, dovranno essere sistemare tutte le partite sospese. L’impegno da parte nostra sarà massimo, insisterò per il risultato e confidiamo nell’attenzione del governo che in questo ultimo anno dal Decreto Sisma in poi, ha operato positivamente e concretamente con interventi normativi importanti che stanno dando i primi risultati. È la ricostruzione dovrà essere anche nel Recovery Fund, ci stiamo lavorando”.

Crisi idrica a Pescara e Provincia. Blasioli: “Ci sono circa 110.000 famiglie senz’acqua, ma il Cda pensa agli ‘incarichi-alleluia’”

Crisi idrica a Pescara e Provincia. Blasioli: “Ci sono circa 110.000 famiglie senz’acqua, ma il Cda pensa agli ‘incarichi-alleluia’”

“Da mesi 110.000 famiglie di Pescara e di circa 22 Comuni della nostra Provincia e in parte di Chieti, sono costrette a convivere con la crisi idrica e con i disagi della mancanza di acqua nelle case. E’ una situazione pesante per i nuclei famigliari, soprattutto per quanti hanno bimbi piccoli e chi ha dei rigidi orari di lavoro, per cui non riesce a fare scorte o rincasa quando l’acqua non c’è, e non può usarla per cucinare o lavarsi. Una situazione difficile per tutti, ancor di più per la concomitante pandemia che nell’igiene personale e delle superfici stabilisce la priorità per prevenire il contagio e combattere il virus”, così il consigliere regionale Antonio Blasioli che stamane in conferenza ha fatto il punto sui disagi e sulla situazione insieme ai consiglieri comunali Pd Piero Giampietro e Stefania Catalano.

“È impensabile che ciò accada nel 2020, così come è inconcepibile considerare unica e irrimediabile causa la siccità delle sorgenti: l’acqua è un bene primario ed essenziale e vanno precisate le cause della carenza idrica, ma soprattutto vanno trovate le soluzioni – così Blasioli – Serve una concreta Operazione trasparenza: Sicuramente le condizioni atmosferiche dello scorso inverno hanno inciso molto sulla quantità di acqua nelle sorgenti, ma non possiamo tacere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Una difficoltà profonda da parte di Aca e di questa governance di centrodestra, incapaci di far fronte al problema della dispersione di acqua dalle condotte vetuste e soprattutto di pensare a soluzioni emergenziali e eccezionali, per far fronte ad una situazione come questa in un momento così straordinario, con una pandemia in corso.

Noi oggi vogliamo sapere quanta acqua arriva a Pescara. Quanta se ne perde e quanta viene effettivamente consumata. Vorremmo sapere quanta acqua si perde nel tratto di avvicinamento tra la sorgente e l’inizio della rete distributiva e quanta se ne perde nella rete di distribuzione. Chiediamo una operazione di trasparenza.

Chi ripara le perdite e in quanto tempo? l’Istat in una indagine del 2019 afferma che l’Italia emerge come il paese Ue che preleva più acqua potabile, pari a 156 metri cubi per abitante all’anno. Tuttavia, molta di quest’acqua viene dispersa prima di arrivare nelle abitazioni dei cittadini. Perdite che possono verificarsi tra il prelievo, l’immissione e la distribuzione nelle reti idriche comunali. Un fenomeno preoccupante, considerando quanto questa risorsa sia preziosa. E per la provincia di Pescara la perdita di acqua sarebbe superiore al 45/50 per cento. Tutto ciò viene confermato dalla documentazione fotografica allegata, che mostra alcune delle perdite di acqua potabile nella città di Pescara. Queste perdite sono state comunicate ad Aca con la pec del 6 novembre, ma ad oggi (siamo al 28 novembre) nessuno è ancora intervenuto e sono ancora in questa situazione. 

Per questo vogliamo approfondire e capire se e come incide tale dispersione sulla carenza di acqua nelle case dei pescaresi e della provincia. Vogliamo che Aca, fino ad oggi poco trasparente e poi spiegheremo perché, ci dia questi dati e ci dia anche i tempi entro cui riesce ad effettuare le riparazioni su sede pubblica. Perché sono passati 22 giorni e nessuno interviene”.

“Da luglio migliaia di pescaresi sono impossibilitati a programmare una doccia, una lavatrice, una lavastoviglie. E a fine settembre, l’unica volta che l’Aca è stata chiamata a riferire su quel che stava avvenendo, è stato nella commissione Controllo e garanzia su richiesta dell’opposizione. Il sindaco è intervenuto solo il 24 settembre, dopo settimane di disagi, con una pubblica invettiva contro Aca estremamente tardiva e debole – aggiungono i consiglieri Piero Giampietro e Stefania Catalano – in una situazione che non ha precedenti nella storia della città, eppure affrontata senza che il Comune non facesse neppure una nota, e non prendesse nemmeno l’ombra di un servizio sostitutivo. E dopo quella esternazione, non ci risulta che il sindaco abbia fatto più nulla, con Aca che invitava i cittadini a dotarsi un’autoclave, come chiesto in commissione Controllo e garanzia quando è stata invitata a chiarire la situazione. I pescaresi sono stati lasciati soli. Una situazione incredibile”.

“Cosa succede in Aca? Sperando di capire qualcosa su come si intende affrontare questa crisi idrica, ho chiesto i verbali del Cda di Aca – riprende il consigliere Pd Antonio Blasioli – L’ingegner Brandelli, si è superata nella sua risposta del 25 novembre, una nota che sarà oggetto di un’attenta riflessione, dicendomi che i verbali sono pubblici, ma che avendo fatto seguire a un primo accesso (pec del 26 ottobre 2020), un secondo accesso (pec del 12 novembre 2020), i termini per consegnare i verbali sarebbero ripartiti ex novo. Per cui Aca ha ritenuto di non fornire a un Consigliere regionale, il verbale richiesto dopo i primi 30 giorni decorsi, benché li ritenga giustamente pubblici. Questo è il livello di rispetto istituzionale che mi è stato riservato.

Fortunatamente è l’ERSI, Ente Regionale Servizio Idrico, a farsi carico della trasparenza e voglio ringraziarlo, perché solo Ersi ha dimostrato rispetto istituzionale verso un Consigliere regionale che ha solo la volontà di capire cosa succede a tutela di decine di migliaia di cittadini-utenti.

Ho ricevuto i verbale del 9 giugno 2020 e del 1 ottobre 2020 in data 26 novembre (due giorni fa) e leggendoli realizzo perché questi verbali non mi sono stati forniti. Ecco cosa succede in pillole, con riserva di tornarci su, sia in merito alla mancata trasparenza, sia in merito a quanto contenuto nei verbali.

Il C.d.A di Aca si riunisce il 1 ottobre 2020. Qualche giorno dopo le invettive del Sindaco Masci datate 23 settembre. Ma nel verbale non c’è un solo aspetto su come si intende fronteggiare la crisi idrica. C’è dell’altro. L’argomento 4 del verbale relaziona come Aca  si sia dotata di una funzione di controllo di gestione, diretta alla valutazione bimestrale dei flussi finanziari. Si legge nel verbale, che “l’emergenza Covid ha demolito lo standard degli incassi nel secondo trimestre 2020 e che la siccità sopravvenuta andrà a ridurre i volumi di fatturazione del terzo trimestre”.

Nel corso della seduta si richiede l’intervento della dirigente competente alla quale vengono chieste spiegazioni in merito all’elaborato, ritenuto poco chiaro e alla quale si chiede se per recuperare liquidità è possibile rinegoziare con le banche forme di smobilizzo del credito in sede di rinegoziazione del concordato. La dirigente afferma che: “in ogni caso sono incrementate eccessivamente le spese di ACA e l’azienda si è avvalsa delle opportunità di legge per la traslazione di due rate di Concordato, ma queste due rate sono state comunque accantonate e considerate indisponibili”.

Ciononostante, in una acclarata situazione di mancanza di liquidità, di previsioni nefaste, di traslazione di due rate di concordato, tra le varie deliberazioni adottate con lo stesso verbale, il consiglio di amministrazione, delibera:

·       Raddoppio della figura del Direttore Generale: di sottoporre all’Assemblea dei Soci la facoltà di individuare all’interno dello Statuto una netta separazione dei poteri, nel senso di un chiaro sdoppiamento delle funzioni di Direttore Generale area Tecnica e Direttore Generale area Amministrativa;

·       di sottoporre all’Assemblea dei Soci l’attivazione di concorsi per Dirigente, invece di un concorso per un Direttore Generale.

·       Permanenza oltre i limiti di legge – 67 anni – di un ingegnere responsabile dell’ufficio gare, che il Cd’A ritiene nella stessa seduta: infungibile, benché ci siano in servizio funzionari che hanno ricoperto quel ruolo in passato e funzionari che potrebbero ricoprirlo.

Insomma “incarichi Alleluia”, ho voluto ribattezzarli così, perché nascono senza una precisa strategia di governance e senza dare risposte a ciò che le famiglie alle prese con la crisi idrica si attendono e stanno vivendo, salvo far dire alleluia ai beneficiari delle iniziative ritenute prioritarie dal Cda: che allunga la vita lavorativa di uno solo o si fanno contente singole persone che vedono migliorare il proprio benessere. Tutto ciò avviene nella stessa seduta in cui si accerta la crisi di liquidità in un ente in concordato e che dovrebbe investire per far fronte all’emergenza siccità.

Su queste deliberazioni, ho inviato una nota per Arera (L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) che svolge attività di regolamentazione e controllo anche nel settore dei servizi idrici), Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e Aran (che si occupa di contrattazione collettiva del lavoro). Ho altresì presentato una interpellanza urgente in Consiglio regionale sulla questione primaria della crisi idrica che 110.000 famiglie stanno vivendo tra Pescara e Chieti.

Il PD, è una precisazione che voglio lasciare agli atti, non è contro le professionalità che potrebbero migliorare un ente che oggi è allo sbando. Ma vero è che, se inserite in una precisa strategia che vada incontro ai bisogni dei cittadini e se immesse in una società finanziariamente e contabilmente in grado, tali scelte sarebbero anche condivisibili. 

Ma oggi sembra invece che Aca, società che dovrebbe generare acqua, sia interessata solo a generare pane, con le nuove assunzioni. Il paradosso: Siamo una Regione abituata in passato a sventare il rischio, periodico e ricorrente, di una vendita della nostra acqua ad altre Regioni e oggi ci ritroviamo, paradossalmente, a dover fare i conti con la carenza di acqua”. 

Chieti, Conferenza su vaccini. I medici di base di Esecutivo e Consiglio chiedono certezze e indicazioni su come agire alla Asl

Chieti, Conferenza su vaccini. I medici di base di Esecutivo e Consiglio chiedono certezze e indicazioni su come agire alla Asl

Alla conferenza stampa sui vaccini anti influenzali svoltasi in Comune in presenza del sindaco Diego Ferrara e dell’assessore alla Sanità Giancarlo Cascini, hanno partecipato anche Bruno Di Iorio, Gabriella Ianiro ed Emma Letta, i consiglieri medici di base presenti in Consiglio comunale. Una conferenza unitaria per chiedere chiarezza sulla situazione dei vaccini anti influenzali in città e, alla Asl, una linea di azione chiara e super partes per dispensarli, quando arriveranno.

“Abbiamo voluto spiegare alla comunità che i medici di base non c’entrano nulla con la sospensione della campagna vaccinale – spiegano il sindaco Diego Ferrara e l’assessore Giancarlo Cascini – L’Amministrazione ha reclamato con forza la fornitura dei vaccini, perché la popolazione possa essere tutelata almeno dall’influenza. Ma oggi la situazione va via via peggiorando, perché la domanda della comunità è sensibilmente aumentata con le aspettative di fare il vaccino anche per tutelarsi. Dopo un inizio di campagna da parte della Regione e della Asl, non siamo in condizione oggi di andare avanti, in quanto la Asl dopo averci dato solo una minima parte delle dosi, non ci ha fornito quelle necessarie a vaccinare tutti.

Va chiarito che la responsabilità di questa situazione deve essere accertata nelle sedi opportune, ma non è una responsabilità di noi medici di base, che in questi giorni siamo esposti alla rabbia e anche alla disperazione dei nostri pazienti che sono rimasti senza vaccino, perché purtroppo non siamo noi a effettuare gli acquisti, né a richiedere le forniture ed è bene che la cittadinanza lo sappia. Non si può affrontare una guerra come quella che da quando è esplosa questa pandemia ognuno di noi conduce nella sua realtà, senza armi”.

“Si tratta di una situazione mai verificatasi prima – così sindaco e tutti i consiglieri – Ci siamo uniti per richiedere con forza un cambio di passo a chi sta nelle stanze decisionali, è impensabile che una campagna non arrivi nemmeno a metà, perché ciò significa rendere più vulnerabile la popolazione. Chiediamo inoltre alla Asl che chiarisca anche come agire quando e se le dosi arriveranno, perché presumibilmente saranno insufficienti per tutti e non possiamo essere noi medici a scegliere a chi farli e a chi non farli, ma va stabilita una procedura chiara che possiamo applicare, attuando tutte le premure del caso, come facciamo dall’inizio della pandemia, stando in trincea per non perdere il contatto con loro e per non esporci al virus.

Ma è indispensabile che la campagna dei vaccini riprenda e che quello che è accaduto non succeda più in futuro”.